Il 1° Luglio 2020 entrerà in vigore il “Bonus Pos” sotto forma di credito d’imposta, a favore di imprese e professionisti che consentono il pagamento elettronico ai propri clienti.

L’obiettivo della agevolazione, prevista dall’art. 22 del D.Lgs. 124/2019, è di incentivare l’uso della moneta elettronica e allo stesso tempo di ottenere un controllo delle transazioni, in un più ampio contesto di lotta all’evasione. Si ricorda, infatti, che sempre dal 1° luglio il limite di utilizzo del contante scenderà da 3.000 euro a 2.000 euro.

Non si tratta però di una misura a vantaggio di tutti, in quanto rivolta esclusivamente ad imprese e professionisti che nell’anno precedente hanno registrato ricavi o compensi, a prescindere dal tipo di attività svolta o dal regime di contabilità tenuta, fino a 400.000 euro.

Il credito d’imposta sarà utilizzabile solo in compensazione con modello F24 a decorrere dal mese successivo a quello di sostenimento delle spese. Lo stesso dovrà essere indicato nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo ( Dichiarazione 2021 con redditi del 2020) ma non andrà a cumularsi al reddito stesso e non inciderà nemmeno sulle tasse relative e sull’IRAP.

Tuttavia, sono previsti degli obblighi di comunicazione a carico dei soggetti “convenzionatori”, i prestatori dei servizi a pagamento, i quali sono tenuti ad inviare una comunicazione all’Agenzia delle Entrate, entro il ventesimo giorno del mese successivo al periodo di riferimento utilizzando il Sistema di Interscambio Dati e contenente i seguenti dati:

  • Codice fiscale dell’esercente;
  • Mese e anno di addebito;
  • Numero totale delle operazioni di pagamento effettuate nel periodo di riferimento;
  • Il numero totale delle operazioni di pagamento riconducibili a consumatori finali nel periodo di riferimento;
  • Importo delle commissioni addebitate per le operazioni di pagamento riferite a consumatori finali;
  • Ammontare dei costi fissi periodici che ricomprendono un numero variabile di operazioni in franchigia anche se includono il canone per la fornitura del servizio di accettazione.

I soggetti beneficiari dovranno conservare tutti i documenti relativi alle commissioni addebitate dalla banca per le transazione eseguite con strumenti di pagamento elettronici per 10 anni (decorrenti dall’anno in cui il credito d’imposta è stato utilizzato) e metterli a disposizione degli organi dell’amministrazione finanziaria in caso di futuri controlli fiscali.