La riforma del Codice della crisi d’impresa ha lo scopo di prevenire i fenomeni di crisi anticipando misure ad hoc per il risanamento prima che sia troppo tardi. I risultati ricercati, tuttavia, sono scarsamente garantiti da compensi minimi non determinati per legge e da obblighi organizzativi troppo fumosi. Le piccolissime società obbligate alla nomina dei controllori non hanno interesse ad essere sottoposte ad audit, con la conseguenza che le risorse economiche che le stesse sono disposte a pagare per i revisori rischiano di essere irrisorie e non idonee a retribuire l’attività e le ore necessarie a svolgere una corretta e appropriata funzione di controllo. Mentre nelle grandi società i compensi sono determinati dall’assemblea dei soci, nelle nano imprese proprietà e amministratori coincidono, con un conflitto che porta a svilire il significato della riforma. Sono i gridi di allarme emersi dal 3°Forum dei commercialisti di Italia Oggi che ha analizzato luci ed ombre della nuova normativa del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.